Le Origini

Fondato nel 1846, Caffè Paszkowski è da sempre il salotto buono della città di Firenze. Già agli inizi del Novecento, Paszkowski si afferma come “caffè letterario”, accogliendo intellettuali e scrittori quali Prezzolini, Soffici, Papini e D’Annunzio, e quindi Montale, Saba e Pratolini.

Molte le battaglie e i dibattiti politici che, nel corso del XX secolo, hanno animato la vita del caffé. Alle soglie della prima guerra mondiale, il dibattito sulle opportunità dell’entrata in guerra si risolve a favore del movimento interventista. Durante il ventennio, pur temendone la soppressione, “il caffè” Paszkowski decide di non cambiare nome e continua ad essere ritrovo di intellettuali. Negli anni del secondo conflitto mondiale, il caffè non si piega agli orrori della guerra e compie ogni sforzo per rimanere aperto, pur essendo nel ’43 teatro di numerosi rastrellamenti da parte dei nazisti.

Dal ’45, la piazza e così anche il Caffè Paszkowski sono ancora protagonisti delle campagne elettorali più calde: la costituente, il referendum, l’elezione del ’48. Negli anni successivi, tra boom economico e crescita delle presenze turistiche, Caffè Paszkowski si conferma tappa obbligatoria in città, a riprova della cura e dell’eleganza della sua accoglienza. Come tutto il centro storico, Caffè Paszkowski viene messo a dura prova dalla acque fangose dell’Arno nel ’66, senza fortunatamente riportare danni irreparabili alle sue belle sale déco.

Dalla metà degli anni ’70, la famiglia Valenza mantiene con amore e caparbietà le tradizioni e la ricercatezza che distinguono questo antico caffè, sempre caro ai fiorentini e al parterre di ospiti internazionali che continuano a tornare. Caffè Paszkowski è stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1991.